Festa di San Martino in Abruzzo

Tante sono le leggende su San Martino, oltre a quella più conosciuta del Santo di Tours, che donò metà del suo mantello ad un povero infreddolito. Tante sono le feste in questo giorno, ma tutte hanno un comune denominatore: si festeggia con il vino novello, con le castagne e con i prodotti di stagione.

Narra la leggenda che Martino incontrando un viandante infreddolito, aveva tagliato il suo mantello in due per dividerlo con l’amico. Venne successivamente ricompensato da Dio con una bella giornata di sole.

San Martino di Tours fu uno dei santi più popolari dell’Europa occidentale, molte chiese e parecchi comuni presero il suo nome. È  considerato il patrono dei soldati e la sua festa si celebra l’11 novembre. La tomba del santo si trova nella cripta della basilica di San Martino, a Tours, in Francia.

Ciò che spiega il legame tra il Santo ed il vino segue invece altre teorie che lo riguardano. Secondo la prima San Martino sarebbe il protettore dei mariti traditi perché la sorella del Santo, portata in spalla da lui in modo da farle conservare la sua purezza, riuscì a sfuggirgli, tradendolo.

Un’altra leggenda racconta invece che Martino in realtà fosse un ubriacone e che, tornato a casa dopo aver bevuto vino per tutta la notte, decise di andare a dormire in cantina in modo da non svegliare la moglie. Viste le temperature però, morì congelato. A trovarlo fu la moglie, che vide uscire dalla sua bocca un tralcio di vite che alimentava la botte in cui il vino si riproduceva quindi miracolosamente: questo rese Martino un Santo. Ecco perché San Martino è il patrono del vino, come ci ricorda il detto A San Martino ogni mosto diventa vino.

Un’altra spiegazione fa riferimento a rituali tesi a propiziare l’abbondanza e la fertilità che si svolgevano anticamente in questo periodo prima del Calendario della Chiesa Cattolica.

L’aspetto contadino

Non si può non notare, nella nostra regione ma anche altrove, l’aspetto contadino della festa di San Martino: coincide con il periodo in cui venivano aperte le prime botti per l’assaggio del vino nuovo e mangiate con le castagne

Sin dal medioevo, l’11 novembre indicava la data di scadenza di tutti i contratti agrari, compreso soprattutto quello di mezzadria. Era quindi di fatto, il giorno in cui terminavano tutte le attività legate alla campagna, al di la del quale, sarebbe iniziata una nuova annata.

“Fare San Martino” significava letteralmente traslocare, se il contratto di mezzadria non veniva rinnovato, viceversa, se questo era confermato, l’11 novembre si trasformava in un vero giorno di festa: si iniziava a degustare il vino e l’olio nuovo. Ancora oggi i contratti agricoli si fanno scadere a San Martino, quindi l’11 novembre rappresenta ancora la fine del ciclo annuale nei campi,

Altra usanza praticata anche dai nostri genitori: quando si lavora il pane o si fanno i dolci, si utilizza l’invocazione “San Martino”. Questa frase è un porta fortuna per favorire una buona lievitazione da parte del santo dell’abbondanza.

Se nella religione cristiana San Martino è una figura legata alla povertà, nella cultura popolare rappresenta invece l’abbondanza e la fertilità della terra. Si usa il detto “Ce sta lu sante Martino”, quando in una casa non mancano le provviste.

In Abruzzo, terra di tradizioni arcane e folclore, svariate cerimonie onorano la festività tra rituali propiziatori, opulenti banchetti e danze attorno al fuoco e altro.

Le feste più curiose di San Martino

San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE) San Martino è il protettore dei mariti traditi: la sorella di Martino, narra la leggenda, dopo essere sfuggita al controllo del fratello, avrebbe commesso un peccato carnale… Già nella metà dell’800, durante le fiere, sfilavano per il paese gli animali “cornuti”. Ancora oggi la tradizione si rinnova con una processione in cui tutti indossano delle corna. Si porta in processione anche la “Reliquia”: un velato simbolo fallico accompagnato per le vie del paese dall’ultimo degli sposati dell’anno precedente. Durante il corteo la “reliquia” viene scoperta e passata in consegna allo sposo più recente.

Le Glorie di San Martino è il nome di un’antica tradizione che si celebra a Scanno nella notte tra il 10 e l’11 novembre con l’accensione di fuochi spettacolari, a cui seguono esuberanti e giocosi festeggiamenti in onore di San Martino. I ragazzi si tingono il volto con il carbone e improvvisano canti e balli, inneggiando alla propria contrada intorno ai “palanconi”, alte cataste di legna e sterpaglie innalzate sulle colline intorno al borgo, a cui viene dato fuoco. Una volta bruciato, il palancone, ossia il tizzone centrale del falò vincitore, viene offerto, come simbolo fallico, alla sposa novella che offre vino e dolci a tutti. Al termine della cerimonia si assaggia una tipica pietanza scannese: la pizza coi quattrini: una focaccia (video) a base di farina gialla, miele, noci e fichi secchi, che nasconde un “quattrino” al suo interno.

Casoli (CH) un corteo rumoroso e farsesco trascina per le vie del borgo “le ciuocchele”: dei ciottoli legati insieme con un filo, rumorosi e giocondi (video).

Salle (PE) si può assaggiare la Pizza di San Martino, a base di anice, accompagnata dal vino novello, secondo una antica ricetta (video e testo).

Nereto (TE), nella Val Vibrata, il giorno di San Martino (patrono del paese) è dedicato al Tacchino alla neretese: insaporito con aglio e rosmarino viene degustato da tutta la popolazione cittadina (ricetta).

Per approfondire

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